Senso di colpa cronico: alcuni spunti di riflessione

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Luglio 20, 2020
senso di colpa cronico_ spunti riflessione

Senso di colpa cronico: chi vive in questo stato negativo continuo mette a rischio il proprio benessere psicologico e le proprie relazioni.

In questo post vedremo come affrontare il senso di colpa eccessivo e inadeguato e i temi ad esso connesso.

Molte persone vivono in uno stato emotivo negativo provando continuamente grandi sensi di colpa per ciò che hanno fatto o non hanno fatto, pensando e ripensando continuamente a come avrebbero potuto agire diversamente.

Innanzitutto è importante distinguere la colpa dal senso di colpa.

La colpa è relativa a qualcosa di accaduto e di cui siamo responsabili e a cui non sempre è possibile rimediare.

Il senso di colpa è più sfumato e implica una sensazione pervasiva di non accettazione di ciò che è accaduto anche quando non è possibile determinare con certezza la nostra responsabilità in merito all’evento. Spesso sentiamo che è tutta colpa nostra anche se razionalmente sappiamo che avevamo un potere d’azione limitato su ciò che è successo.

Il senso di colpa potrebbe anche essere preventivo, per cui non sappiamo ancora come sarà il futuro, ma prevediamo che non andrà come vorremmo a causa della nostra incapacità, del nostro non essere all’altezza.

Spesso c’è la paura di deludere le persone a cui vogliamo bene e di perdere il loro affetto e la loro approvazione. Di solito, chi prova queste sensazioni tende a prendere molto sul serio le proprie responsabilità e che si impegna tantissimo per essere all’altezza delle aspettative altrui. La paura di non fare mai abbastanza però alimenta il senso di colpa e si riflette in modo negativo sull’idea che ognuno ha di sé e .

Senso di colpa e ruoli sociali

Il senso di colpa è in relazione con il nostro senso di responsabilità personale che a volte tendiamo a sovrastimare e a non considerare nella giusta prospettiva.

Di fatto ci si ritrova a convivere con sensi di colpa sproporzionati che possono diventare talmente pervasivi ed assillanti da bloccarci in una situazione di continua ansia, autosvalutazione e bassa autostima, fino ad arrivare a sintomi depressivi.

Siamo esseri sociali e viviamo in una complessa rete di relazioni.Ciò implica che all’interno di questa rete ricopriamo diversi ruoli: possiamo essere contemporaneamente figli, genitori, studenti, lavoratori, mogli e mariti, cittadini, ecc.

Ad ogni ruolo sociale sono associate precise aspettative e non sempre sono tra loro compatibili.

Ad esempio, uno studente universitario che lavora per mantenersi può essere diviso tra il desiderio di non deludere i genitori che lo vogliono laureato in tempi brevi e soddisfare il bisogno di uscire con gli amici e di avere un po’ di svago.

Anche per una madre spesso può risultare difficile prendersi del tempo per sé, in autonomia dalla famiglia, senza sentirsi in colpa per aver lasciato i figli con il padre o con i nonni per poter uscire.

Un impiegato, a sua volta, potrebbe avere un grande senso del dovere e rimanere oltre l’orario lavorativo per completare tutte le pratiche, scontrandosi poi con la moglie che gli rimprovera di non dedicarle abbastanza tempo e attenzioni.

Spesso, dunque, in base ai ruoli che ricopriamo ci ritroviamo a dover scegliere a quali richieste, bisogni, obblighi e doveri dare la priorità, con il rischio che possano entrare in contrasto fra di loro e generare sensi di colpa in uno o più ambiti.

Piuttosto che deludere te, sacrifico me

Nelle relazioni significative, inoltre, per evitare i sensi di colpa e non deludere i nostri cari, spesso tendiamo a fare i salti mortali. Ci scervelliamo per incastrare tutti gli impegni, per soddisfare le richieste di tutti e alla fine, esausti, non abbiamo certo il tempo e la voglia di fare qualcosa per noi.

Ti sei mai trovato in una situazione simile?

  • Fare esercizio fisico? Ti pare che tra i mille impegni per la famiglia, io abbia il tempo di andare in palestra?
  • Saltare il pranzo della domenica? Noooooo, non potrei mai… i miei ci rimarrebbero troppo male!
  • Ho scelto di studiare legge perché mio padre ci teneva tanto… ma non riesco a passare gli esami… sono un fallimento, una delusione!

È molto difficile rischiare di deludere qualcuno a cui teniamo e accettare la sua disapprovazione o addirittura il suo rifiuto.

D’altra parte per evitare i conflitti e ottenere l’approvazione altui rischiamo di mettere da parte noi stessi e i nostri bisogni.

Ci sentiamo continuamente in bilico tra il fare qualcosa per l’altro e fare qualcosa di importante per noi stessi.

Dovrei accompagnarti al lavoro come mi hai chiesto o dovrei fare quella cosa importante per me che continuo a rimandare?

Se faccio quello che mi chiedi, potrei coltivare un risentimento nei tuoi confronti ed essere a disagio con me stessa.

Se non faccio quello che mi chiedi, c’è il rischio che tu possa arrabbiarti e smettere di volermi bene e non posso sopportarlo.

Comunque vada la prospettiva è piuttosto sgradevole, sei d’accordo? E il più delle volte per evitare la seconda situazione ci sacrifichiamo per soddisfare le richieste dell’altro.

I più grandi dolori sono quelli di cui noi stessi siamo la causa. cit.

Senso di colpa e aspettative

Il nostro senso di responsabilità è definito in base alle aspettative degli altri, ma anche in base a quello che noi pensiamo che gli altri si aspettino da noi.

Le aspettative, per esempio, dei genitori influenzano il nostro grado di libertà nel creare un equilibrio tra la soddisfazione dei nostri bisogni e il senso del dovere nei confronti degli altri.

Vivere con l’ansia di essere giudicati e di dover affrontare la delusione, la rabbia o il rifiuto delle persone da cui vogliamo essere amati e riconosciuti è estenuante.

Allo stesso modo, pensare che la nostra idea di cosa farà felice l’altro corrisponda sempre a ciò che l’altro effettivamente desidera è controproducente: ci porta a ricercare una perfezione impossibile da raggiungere e che non viene mai messa in discussione. E se gli altri, semplicemente, ci volessero felici, e non perfetti?

Questa idea di perfezione può far aumentare i sensi di colpa ogni volta che ci sembra di fallire e di non essere all’altezza.

Inoltre, può comportare a lungo termine un allontanamento dell’altro che ci percepisce come troppo rigidi, sempre insoddisfatti o inconsolabili testoni che non riescono a vedere tutte le risorse positive che hanno.

Bisogno di approvazione, senso di colpa e autostima

Cercare l’approvazione altrui ed essere sensibili al giudizio esterno è normale.

Non possiamo essere indifferenti alle reazioni degli altri e questo ci aiuta a costruire legami forti e ad aumentare il sostegno reciproco e la vicinanza.

Quando però il bisogno di approvazione è talmente forte da indurci a

  • metterci all’ultimo posto
  • sentirci in colpa ogni volta che desideriamo qualcosa per noi
  • fare ciò che è “giusto” per gli altri ma non per noi
  • ecc.

allora ne usciamo con un senso di inferiorità costante e avvilente.

Cominciamo a pensare di non valere, di non essere capaci, di non riuscire in nulla, di non essere meritevoli dell’affetto di nessuno.

E alla fine iniziamo anche a coltivare sensi di colpa verso noi stessi perché abbiamo una bassa autostima! Non ci rispettiamo e non ci facciamo valere!

Un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire!

Imparare facendo

Come possiamo rompere questi meccanismi? Senz’altro un percorso psicologico può essere di grande aiuto per scardinare queste modalità. Ecco alcuni suggerimenti che puoi mettere in pratica subito:

  1. Definisci i ruoli che ricopri e quali comportamenti è opportuno tenere. Poi rifletti e decidi come agire quando due o più ruoli entrano in conflitto, in modo da aver chiaro quali sono le tue priorità e come mantenere l’equilibrio tra i tuoi bisogni e quelli degli altri. Es. se sei una mamma lavoratrice prova a definire quali sono per te le azioni fondamentali da compiere e le tue responsabilità sul lavoro, in famiglia e per te stessa. Prova a bilanciare il tutto dentro la tua settimana. (Si, lo so, ti sembra impossibile… mi capita spesso di incontrare donne fantastiche in studio con cui faccio questo lavoro di revisione delle priorità e grazie anche a un po’ di organizzazione riescono a trovare il loro equilibrio!)
  2. Sei un perfezionista? In cosa ti sforzi di essere perfetto? Qual è la tua definizione di perfezione? Se vivessi secondo questo tuo ideale, come ti sentiresti se scoprissi che gli altri non concordano con la tua idea di perfezione? Metti in discussione le tue idee: spesso chiedo alle persone in studio se sono proprio certe che gli altri la pensino come loro rispetto al loro “non essere all’altezza”. Ogni volta tornano stupite di ciò che scoprono!
  3. Accetta gli errori senza essere troppo severo con sé stesso. Che ti piaccia o no, farai degli errori! Sei un essere umano, giusto? Non sei progettato per essere infallibile! Dato questo presupposto, ciò che puoi fare è imparare a gestire gli errori in modo utile e adeguato! Un errore rimane tale solo se non impari la lezione! Usa dunque ogni occasione per imparare a fare meglio, a sbagliare meglio! A volte possiamo ripetere gli stessi errori, capita… non per questo dobbiamo fermarci nella ricerca della nostra strada e del nostro benessere! Questo atteggiamento ti aiuterà anche a stare meglio con te stesso e ad accrescere la fiducia nelle tue capacità!

Ti lascio anche alcuni spunti di lettura utili:

  • “Rompere gli schemi della depressione” di Michael D. Yapko
  • “L’ingannevole paura di non essere all’altezza” di Roberta Milanese

 

Questi sono solo alcuni suggerimenti di riflessione e sono volutamente generici e non esaustivi.

Se pensi che ti serva un aiuto o vuoi approfondire questo tema, contattami!

Dott.ssa Tatiana Sieve